Primarie per due
Quasi simultaneamente i due maggiori partiti hanno deciso di consultare i loro elettori attraverso il meccanismo delle primarie per scegliere il candidato alla guida del governo nelle elezioni previste, a scadenza naturale, nella primavera dell’anno prossimo. Contemporaneamente i due segretari, Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani, hanno chiesto e ottenuto un mandato ampio per verificare entro il mese la convergenza su una nuova legge elettorale.
20 AGO 20

Quasi simultaneamente i due maggiori partiti hanno deciso di consultare i loro elettori attraverso il meccanismo delle primarie per scegliere il candidato alla guida del governo nelle elezioni previste, a scadenza naturale, nella primavera dell’anno prossimo. Contemporaneamente i due segretari, Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani, hanno chiesto e ottenuto un mandato ampio per verificare entro il mese la convergenza su una nuova legge elettorale. Insomma i partiti escono dal letargo e si muovono sul terreno che è a loro disposizione, quello della riforma politica. Conviene loro e conviene al paese che i maggiori partiti si sottraggano al gioco allo sfascio, alla tattica di logoramento dell’esecutivo che viene loro attribuita (peraltro non sempre con fondamento) e si dedichino a esercitare la funzione riformista che compete loro direttamente. Per ricondurre la politica alle proprie responsabilità è stata senz’altro importante l’uscita coraggiosa di Renato Schifani. Ora spetta ai partiti recuperare un po’ di credibilità attraverso forme di effettivo coinvolgimento degli elettori, nelle decisioni interne e nel meccanismo elettorale vero e proprio.
Per il Partito democratico, che ha già sperimentato il metodo delle primarie (anche se con candidature piuttosto addomesticate), il percorso appare più semplice, anche se resta la complicazione di una consultazione aperta agli ettori di una coalizione che ancora non si è definita compiutamente. Per il Popolo della libertà, invece, si tratta di una prova del tutto nuova che va affrontata con coraggio e fiducia, cominciando con la rapida approvazione delle regole attraverso cui sarà realizzata la consultazione. Mal che vada, il candidato scelto degli elettori attraverso una competizione aperta avrà comunque più possibilità di successo di quelle, comunque scarse, attribuite attualmente a una candidatura di palazzo. Silvio Berlusconi potrà verificare il suo seguito impegnandosi esplicitamente a sostegno di una successione oramai indifferibile, ma decisa questa volta dagli elettori-sostenitori. E le diverse anime presenti nel “contenitore” moderato diventeranno un’effettiva espressione politica confrontandosi apertamente su candidature per il domani, invece di riferirsi ad appartenenze del passato. Serve radicare un meccanismo di rapporto con l’elettorato che renda fisiologico il ricambio delle classi dirigenti, all’interno dei partiti come nelle istituzioni elettive. Sembra che ci si avvii, finalmente, su questa strada.